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Salvare le ossa di Jesmyn Ward porta con sé l’uragano Katrina, madre distruttiva di vite, quelle dei personaggi raccontati nel romanzo. Il libro è edito NNEDITORE


“Cerco di leggere il libro di mitologia fino alla fine, ma non ci riesco. Sono bloccata a metà. Quando lo metto giù mi asciugo la faccia bagnata e inspiro il mio alito mattutino, pronta a passare anche il pomeriggio sotto le lenzuola: sono arrivata al punto in cui Medea uccide il fratello. All’inizio solo il nipote conosce i poteri di Medea, e racconta di lei agli Argonauti, di come è stata in grado di aiutare la sua famiglia, proprio come io ho cercato di aiutare Skeet il giorno che China è stata male per via del vermifugo. Ma una volta che Medea si innamora i suoi poteri si rivelano funesti.”


L’attesa narrata in “Salvare le ossa”

Il romanzo “Salvare le ossa” racconta la storia di Esch, dei suoi fratelli e del padre; la Ward si serve di questa famiglia per narrare i dieci giorni che precedono l’arrivo dell’uragano Katrina.

La narrazione della storia – o meglio dell’attesa di Katrina – procede in modo inesorabile, costante e acquistando velocità si fa sempre più nervosa. Questa tecnica narrativa porta il lettore a credere che la “madre crudele” arrivi e si manifesti nella pagina successiva a quella letta. Quando questo non accade, quando l’uragano tarda ancora il suo arrivo, ecco che il febbrile bisogno di procedere con la lettura del romanzo diventa una questione di “salvezza”.

Salvare le ossa della famiglia

I personaggi del romanzo sono legati tra loro da un vincolo di parentela: il padre, tre figli maschi – Randall, Skeetah e il piccolo, Junior – e Esch, la protagonista che viene descritta come una ragazzina, poco più che bambina, ma già in attesa di un figlio.

Esch e la sua famiglia cercano di prepararsi all’imminente arrivo dell’uragano, ma la minaccia della distruzione spaventa più il padre che i ragazzi i quali hanno i pensieri annebbiati dai loro impegni. Skeetah deve assistere il suo pitbull dopo il parto e deve occuparsi dei cuccioli. Dal momento che il pitbull è abituato alla lotta e al combattimento, in un primo momento non riconosce i suoi cuccioli, ma poi si perderà per andare a cercarli. Randall che deve prendersi cura del fartellino più piccolo. Infine Esch che cerca in tutti i modi di nascondere la gravidanza, anche se sa, come dice sempre il padre, che “quello che si fa al buio viene sempre alla luce“.

La tragedia nella tragedia

La tragedia imminente dell’uragano si accosta ad un’altra tragedia, quella più classica del mito di Medea. Nel corso della narrazione vediamo, infatti, Esch leggere la storia di Medea, donna “con la faccia arrossata e il cuore in fiamme” nella quale Esch si immedesima e arriva a sentire come sua sorella e compagna di una vita che sembra essere basata su fondamenta precarie.


“Cerco di leggere il libro di mitologia fino alla fine, ma non ci riesco. Sono bloccata a metà. Quando lo metto giù mi asciugo la faccia bagnata e inspiro il mio alito mattutino, pronta a passare anche il pomeriggio sotto le lenzuola: sono arrivata al punto in cui Medea uccide il fratello. All’inizio solo il nipote conosce i poteri di Medea, e racconta di lei agli Argonauti, di come è stata in grado di aiutare la sua famiglia, proprio come io ho cercato di aiutare Skeet il giorno che China è stata male per via del vermifugo. Ma una volta che Medea si innamora i suoi poteri si rivelano funesti.


Il mito di Medea non è un espediente letterario utilizzato da Jesmyn Ward in “Salvare le ossa” per spiegare l’importanza della parola scritta per Esch. Quella parola che per la protagonista diventa elemento essenziale per rendere vero ciò che la circonda e rimanere attaccata alla realtà, in una situazione che porta l’essere umano ad estraniarsi e distruggersi, ancora prima che la vera distruzione – l’uragano Katrina – arrivi a mietere le sue vittime.

La fine

Si finisce così con Katrina che viene descritta come “madre terribile delle catastrofi” che porta al culmine, alle estreme conseguenze, una minaccia durata giorni nei quali il romanzo va a scavare nelle vite dei suoi protagonisti, ma segna anche l’inizio – o meglio – l’attesa di qualcosa di più crudele.


“Katrina è la madre che ricorderemo finchè non arriverà un’altra madre dalle grandi mani spietate, sanguinaria.”

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