Recensisco oggi “Celan e Heidegger – una riga magnificamente indecifrabile… Todtnauberg cinquant’anni dopo” a cura di Mario Ajazzi Mancini e edito Press&Archeos.

Il lascito di Todtnauberg su Celan e Heidegger

Prima di parlare di questo romanzo che può essere considerato una raccolta di critti che racconta – nel suo 50° anniversario – il lascito di Todtnauberg; una misteriosa poesia che Paul Celan scrisse all’indomani del suo incontro con Martin Heidegger, il 25 luglio 1967, alla baita del filosofo a Todtnauberg nella Foresta Nera, è necessario fare un passo indietro e spendere due parole sull’incontro tra le due grandissime figure del Novecento.

Quella tra Celan e Heidegger è considerata una conversazione estenuante ai confini dell’Essere. Un dialogo che conduce alla terra del cuore dove, per il poeta bucovino non c’è parola che lenisca le ferite della storia.

Fra l’evento del loro incontro e la speranza di una parola impossibile, si fa strada il pensiero poetante, ultimo superstite di un colloquio denso di equivoci, di parole trattenute, di ammissioni ricusate. La parola poetica rincorre il pensiero in un atto di estremo attaccamento alla vita – la poesia è per Celan una stretta di mano che forse, il filosofo del Baden non è in grado di restituire

Celan e Heidegger

Per anni ci si è interrogati sul testo che Todtnauberg ha lasciato, cercando di intravedervi possibilità e condizioni per un dialogo tra vittime e carnefici della storia novecentesca. Paul Celan, il cantore dei sommersi, e Martin Heidegger, il grande filosofo dalle compromissioni nazionalsocialiste.

L’enigma di Todtnauberg  è tuttavia rimasto tale, nonostante il lavoro di lettura e interpretazione che ha suscitato nel corso degli anni; il cui merito precipuo è stato quello di determinare con chiarezza le dimensioni di resistenza della poesia stessa: «una riga magnificamente indecifrabile».

Questo volume riprende e rilancia la questione della lettura lungo i tragitti segnati dalle risposte tentate che hanno assunto le figure tematiche del «perdono», della «speranza», dell’«attesa» e dell’«incontro» –  così come si sono depositate nella letteratura relativa, tanto critico/letteraria quanto filosofica.

Cerca di farlo a tempo scaduto, quando i frutti sono maturati, per raccoglierne l’eredità e risalire al momento inaugurale, a quella fonte che il tempo della cultura e della storia nonè ancora riuscito a esaurire.

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