Cosa succederebbe se delle “ragazze elettriche” iniziassero a trasmettere il “potere” a tutte le donne? Se, nel giro di pochi anni, gli uomini fossero esclusi dalla vita pubblica (e non solo)? Ce lo racconta Naomi Alderman nel suo “Ragazze elettriche” edito Nottetempo; un romanzo che ricorda “Il racconto dell’ancella”, ma che si spinge oltre al classico della Atwood, immaginando la vendetta delle donne.

Il potere delle ragazze elettriche

Il potere in questione altro non è che la capacità di emanare energie elettrica. A generarlo è “la matassa”, un organo legato alla clavicola che si è sviluppato grazie ad una mutazione gentica.

Le prime a rendersi conto della presenza di questo potere sono le ragazzine, poco più che bambine, che inizialmenete lanciano piccole saette con le quali feriscono i compagni di scuola. Piano piano, però, questo potere si intensifica e si rafforza e le ragazzine iniziano a trasmetterlo anche alle donne più mature.

È qui che ha inizio il cambiamento

Di distopia e femminismo si è tornato a parlare tanto negli ultimi anni. Questo romanzo conferma quanto la questione femminile sia diventata sempre più urgente, specialmente in quest’epoca di stravolgimenti politici e sociali in cui le donne sono tornate a marciare, facendo sentire la propria voce, forte e chiara.

“Ragazze elettriche” è il perfetto prodotto di questi anni confusi, delle frustrazioni, del desiderio di rivalsa contro piccole e grandi vicende di sessismo quotidiano con cui quasi tutte siamo tenute a confrontarci.

La Alderman immagina con straordinaria precisione un mondo dominato dalle donne che, improvvisamente, scoprono dentro di loro un potere latente quanto distruttivo: una matassa dalla quale parte energia elettriche che fuoriesce dal palmo delle mani. Un potere che emerge sempre più frequentemente nelle ragazzine di quattordici e quindici anni, ma che può essere trasmesso e risvegliato anche nelle donne più grandi.

Il tema centrale di “Ragazze elettriche”

Il romanzo si sofferma su differenti aspetti, arricchendo la trama di molteplici spunti di riflessione, punti di vista e tematiche, in una storia complessa e coinvolgente.

Ma il nodo centrale intorno a cui tutto ruota, è la chiave di lettura della storia stessa: perché le persone abusano del potere? Perché possono, è la semplice, disarmante risposta.

Perché, in fondo, ciò che più sconvolge di questo romanzo è il fatto che nella realtà distopica di Alderman, le donne che scoprono questa forza straordinaria dentro di loro si lasciano corrompere dal desiderio di potere, diventando sempre più brutali. Lo fanno venendo contro lo stereotipo di un naturale istinto femminile ad essere creature pacifiche e accudenti.

Il potere corrompe, tanto gli uomini quanto le donne; l’odio represso esplode in scariche elettriche sempre più forti. Viene da domandarsi se a comandare fosse la popolazione femminile il mondo sarebbe un posto finalmente più pacifico, giusto, sicuro? Non nella visione di Alderman almeno, che coraggiosamente rigetta stereotipi e falsi buonismi, per dipingere una realtà violenta, disturbante proprio perché verosimile.

La sfida alle convenzioni delle ragazze elettriche

La cosa ancora più interessante a mio avviso, è che “Ragazze elettriche” è caratterizzato da uno stile narrativo capace di sfidare limiti e convenzioni. E’ un romanzo coraggioso, estremamente forte e a tratti brutale, capace di inchiodare alla pagina, insinuare profondi dubbi sul confine tra bene e male, giusto e sbagliato, sconvolgere certezze e stereotipi e spingere il lettore a porsi domande intorno alle numerose tematiche che ne stratificano la trama principale. È questo, sono convinta, che la letteratura deve fare, oggi con particolare urgenza: stimolare la riflessione, il dibattito costruttivo, mettere in dubbio le nostre certezze e osare, con coraggio.

Ecco, secondo me la Alderman con il suo romanzo ci è riuscita!

 


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