Quella di oggi è, per me, una recensione particolarmente difficile da scrivere perché tratta un tema a me molto caro raccontato da uno dei più grandi antropologi e attivisti contemporanei.

Il titolo del libro è “La guerra contro il popolo – Israele, i palestinesi e la pacificazione globale”, scritto da Jeff Halper e pubblicato in Italia da Edizioni Epokè.

Due parole sull’autore

Israelo-statunitense, Jeff Halper è professore di Antropologia e coordinatore del ICAHD (Israeli Committee Against House Demolitions). Dal 1973, dopo aver conseguito il diploma in Antropologia culturale applicata, vive in Israele. Qui iniziò le sue ricerche accademiche concentrandosi sul conflitto medio-orientale e i metodi di pacificazione capitalista della periferia globale. Nel 2006 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace dall’American Friends Service Committee.

Ed ora veniamo al testo

In questo libro, Jeff Halper attinge a ricerche di prima mano per dimostrare gli effetti perniciosi della guerra infinita condotta da Israele. Una guerra basata sulla paura della popolazione, alimentata dall’idea che il nemico sia dentro le mura della città. E’ comprensibile che in questo clima i cittadini pensino che nessun luogo sia così sicuro da chiamare “casa”. Tutto questo è uno stratagemma di Israele per giustificare l’intensificazione di azioni militari e militarizzazione della vita quotidiana.

Nell’ultimo decennio il mondo ha assistito alla trasformazione radicale del concetto di conflitto militare. Si è passati dalle guerre tra Stati ed eserciti, alle guerre contro i popoli. Gli effetti di questo cambiamento sono visibili a chiunque: repressione, stato di polizia, frontiere chiuse al passaggio di esseri umani, ecc…

Ecco, vorrei soffermarmi su quest’ultimo punto e spiegarvi quello che Halper ha scritto nel suo libro (comprovato dalla sua esperienza diretta del vivere in quei luoghi).

Jeff Halper ci illumina su un fatto che “dovrebbe” essere noto, ma che spesso viene taciuto e nascosto. I sistemi utilizzati oggi in Europa per impedire l’ingresso dei rifugiati lungo le rotte terresti sono, quasi sempre, made in Israel.

Avete presente i muri di Trump, i sistemi di sorveglianza, le barriere high tech che individuano i movimenti umani? È tutto israeliano!

Palestina: cavia da laboratorio di Israele

Israele vende in Europa le tecnologie di confine sviluppate sui palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Utilizza il conflitto con la Palestina per creare armi e sistemi di sicurezza e sorveglianza da esportare sul mercato globale. Israele è all’avanguardia perché ha un popolo intero da usare come cavia da laboratorio.

L’avanzata capacità tecnologica di Israele e la ricchezza dei suoi commerci anche in Europa permettono allo Stato di esercitare direttamente sulla popolazione un ferreo controllo sicurocratico in materia di polizia e attività di sorveglianza.

Tutti con Istraele nella guerra contro i popoli

Ma c’è un concetto ancora più tragico che Halper mette in evidenza. Israele svolge la sua attività semplicemente perché gli viene permesso (anzi, perché nessuno lo ostacola), perché la sua guerra contro la Palestina è subordinata a interessi più grandi.

Questi interessi sono riassumibili in un punto solo: l’intera situazione è un esperimento. I Paesi semplicemente osservano quella che è la politica di Israele non soltanto nei confronti dei palestinesi, ma anche dei loro stessi cittadini.

La sua incredibile influenza è proporzionale al bisogno effettivo che di Israele ha il capitalismo globale. Viene chiamata la “politica della sicurezza” ed è quella che intreccia l’economia israeliana all’influenza politica internazionale.

A questo punto è chiaro il successivo passaggio di pensiero che fa Halper. L’antropologo dimostra con questo testo come si stia rapidamente globalizzando il sistema bellico, con le maggiori potenze e multinazionali capitalistiche che trasformano le forze armate, le agenzie di sicurezza e le forze di polizia in un efficace strumento di “pacificazione globale”. Pacificazione abbiamo ormai capito che è da intendersi “repressione sistematica”.

Penso che questo sia un libro importante per chi ha a cuore la pace, la sorte del popolo palestinese e il ruolo di Israele nel mondo della guerra. L’affascinante tesi di Halper sottolinea che è proprio l’occupazione dei territori palestinesi ad assegnare ad Israele un ruolo centrale nel complesso transnazionale militare-industriale e in ciò che definisce “industria della pacificazione”. Libro coraggioso, analitico e innovativo scritto da un ammirevole pensatore e attivista.”


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