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Le sere

da | Settembre 19, 2018

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Recensione

Il libro di cui vi parlo oggi ha avuto una nascita e un’evoluzione molto particolare.

Le sere” di Gerard Reve è stato pubblicato quest’anno da Iperborea grazie alla traduzione di Fulvio Ferrari, ma la sua prima pubblicazione risale al 1947 in Olanda, paese d’origine dell’autore.

Il romanzo di Reve divise il pubblico e la critica in due parti: chi lo considerava un superclassico della letteratura olandese e simbolo di una generazione e chi, invece, lo ripugnava per l’inopportuno nichilismo. Lo stesso autore della Casa Editrice olandese, dopo poco tempo dalla pubblicazione, affermò:


“Il libro non si presta ad una massiccia campagna pubblicitaria, visto che non è fatto per il grande pubblico. Molti librai si sono già rifiutati di venderlo. La direzione ha ricevuto una quantità di lettere in cui i lettori manifestavano la propria ripugnanza. Il fatto che ci siano circa mille esemplari ancora non rilegati e difficili da piazzare prova che il libro è morto e sepolto”.


Di cosa parla “Le sere?

È qui che viene il bello. Il romanzo di Reve è un’opera che ritrae il disincanto e la disillusione post-bellica di una società che si ritrova priva di stimoli, inaridita dal clima degli anni passati, e che risulta specchio fedele dell’assenza e del vuoto esistenziale.

L’autore, attraverso il suo protagonista, Frits van Egters, ci porta in quel clima di gelo opprimente e claustrofobico delle sere nella quali il Frits, suo alter ego, si muove. Quello a cui il lettore assiste è inerzia pura, esistenza priva di stimoli e potente alienazione che impedisce lo smuoversi degli animi.

Con il protagonista, anche il lettore, vive le dieci giornate che compongono il romanzo, seguendo i passi e i pensieri di Frits. Ciò che colpisce è come il protagonista percepisce se stesso, una persona senza scopo e che non ha intenzione di trovarne unoIl romanzo dura dieci giorni. Dieci giorni nei quali non succede nulla e tutto si ripete uguale, ma è proprio questo che lascia sconcertato il lettore: il fatto che una vita normale, anzi, la normalità stessa possa trasformarsi in qualcosa di terrificante e claustrofobico.

Le sere come metafora della paura della morte

Frits ha una vera e propria ossessione per il tempo, il suo scorrere inesorabile e il suo potere di trasformare cose e persone. Nella sua testa Frits percepisce il cambiamento degli altri, il loro crescere, invecchiare e morire e più vede questi cambiamenti negli altri, più si percepisce immutabile.

Se ci pensate bene, in tutte le epoche il genere umano ha sempre cercato di imbrogliare il tempo, di cercare di creare un’estensione alla propria esistenza inventando l’aldilà: inferno, paradiso, valhalla, campi elisi. Tutte escamotage per prolungare il più possibile il tempo a disposizione su questa terra in quanto consapevoli che una volta terminato è impossibile tornare indietro. Ecco che Frits è ben consapevole di questo e cerca in tutti i modi di sfuggire alla fine. Frits non è solo l’alter ego dell’autore, ma è la metafora vivente dell’esistenza umana e rappresenta in modo cristallino la paura che l’uomo ha della morte e del nulla che vi è dopo la morte.

Morale de “Le sere”

“Le sere” di Gerard Reve è un libro bellissimo ed indimenticabile che mette in discussione le nostre credenze e che ci pone prepotentemente davanti alle domande: Chi siamo? Perché esistiamo? Cosa sarà di noi dopo la morte?


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Mi chiamo Virginia...

Nata a Desio, in provincia di Monza, 25 anni, 153 cm e mezzo (!!!).

Blogger per passione prima e per lavoro poi, credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, che spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Leggo circa 12 libri al mese, e li recensisco sul mio Blog LeggIndipendente.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, consigliarmi un libro, o anche solo fare due chiacchiere, puoi scrivermi a virginia@leggindipendente.com

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