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Parla una donna

da | Settembre 20, 2018

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Recensione

Il libro di oggi è un libro che ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Se considero “Parla una donna” di Matilde Serao (edito Rina Edizioni) un resoconto storico degli avvenimenti della Grande Guerra, posso affermare che sia una lettura piacevole, quanto meno che fornisce una conoscenza più dettagliata di quegli anni. Ma non riesco ad andare oltre, non riesco ad essere d’accordo con la Serao sulla posizione della donna. Il suo pensiero riguardo i diritti e i doveri della donna è frutto di un clima di maschilismo e chiusura che non ha portato nulla di positivo alle generazioni successive.

Di cosa tratta “Parla una donna”?

Tornare su uno scritto trascurato come “Parla una donna” assume un senso proprio se si vuole considerare la guerra da un particolare punto di vista: quello femminile. Serao infatti non solo è donna, come detto, lontana dai campi di battaglia e dalla vita in trincea, ma è donna che, scrivendo di donne, si rivolge alle donne, è madre che si rivolge alle madri avendo anche lei al fronte tre figli (ai quali per altro dedica il volume).

Parla una donna” è una raccolta di articoli usciti su “Il Giorno”, il quotidiano da lei fondato nel 1904, apparsi a partire dal 25 maggio 1915, primo giorno di entrata in guerra dell’Italia, a marzo 1916 (la data non viene precisata), raccolti in volume nel 1916. È giusto sottolineare che il giornalismo di fine Ottocento-inizio Novecento rispondeva alla richiesta di conoscenze di una società di recente formazione borghese per la quale i quotidiani potevano offrire spiragli sul mondo.

Una raccolta di articoli

Il volume che raccoglie i suoi articoli è un libro-documento che offre uno spaccato sociale dell’epoca, autentica letteratura di denuncia, ma in esso Serao trascura la verità documentaria. È noto che Matilde Serao fosse contraria all’intervento in guerra da parte dell’Italia e in diverse occasioni aveva apertamente dichiarato la propria neutralità.

Sin dalle prima pagine del libro, la Serao utilizza verbi e sostantivi molto chiari per descrivere la guerra che «arde, divampa, distrugge» ogni cosa: i «campi sono flagellati dalla mitraglia» e il «fremito lungo di angoscia» affligge chi è restato a casa. Il suo sentimento non cambierà col tempo, tanto è vero che in uno degli ultimi articoli datato febbraio 1916, rivolgendosi ai bambini, scrive: «o piccole anime, possiate, voi, quando ingrandirete, nulla ricordare, nulla, di tutte queste cose orrende!»

Le vittime della Guerra

Naturalmente la Serao decide di dare voce anche alle tante, troppe vittime della guerra. Frequentemente parla del dolore delle donne che hanno perso un figlio, un marito, un parente in guerra e di quelle che, strazio ancora più grande, non hanno potuto seppellirlo: «più torturante, più spasimante sarà il dolore delle madri, che dettero un figlio alla patria e che non potettero riavere né riabbracciare il cadavere […] tremenda e ineluttabile legge della guerra!»

Ruolo della donna (zero diritti, solo doveri)

Nel libro Matilde Serao esalta la centralità della donna che combatte da casa una battaglia quotidiana contro le difficoltà sorte dalla mancanza degli uomini impegnati al fronte: in «queste pagine […] son notati gli episodi della virtù muliebre, […] sono espressi i sensi di ammirazione, per tanto valore di fanciulle, di donne, di madri». Serao è in sintonia col suo pubblico, soprattutto quello femminile e meridionale del quale conosce vizi e virtù.

Ed è proprio quando inizia a parlare dei diritti e doveri della donna che inizio a distaccarmi dal suo pensiero. Matilde Serao, in linea con l’ideologia cattolico-moderata elaborata nella prima metà dell’Ottocento, riconosce un ruolo tutto domestico alla donna predicando la santità del matrimonio. Vorrebbe che la donna non avesse diritti politici, ne ingerenze elettorali, ne attribuzioni maschili, e neppure professioni impossibili.

In “Parla una donna” prende posizioni radicali nei confronti delle socialiste: “per semplice curiosità, senza nessun interesse, senza nessuna ammirazione, leggo delle socialiste […] sono casi patologici, deviazioni del cervello che soffoca il cuore, aberrazioni del senso femminile. La Serao si schiera contro il movimento delle suffragette in Inghilterra, che definisce «povera milizia femminista» che si adopera «perché le donne avessero il voto.

Chiaro a chiunque mi conosca che non posso essere d’accordo con il pensiero di Matilde Serao; un pensiero terribile che giustifica le disuguaglianze sociali, economiche e politiche delle donne, disuguaglianze che ancora oggi viviamo.

Mi fa impressione, e anche arrabbiare, sentire pronunciare queste parole da una donna.

Consiglio la lettura di questo libro solo se, come me, vi approcciate ad esso pensandolo come resoconto storico degli eventi, ma niente di più.

Mi chiamo Virginia...

Nata a Desio, in provincia di Monza, 25 anni, 153 cm e mezzo (!!!).

Blogger per passione prima e per lavoro poi, credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, che spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Leggo circa 12 libri al mese, e li recensisco sul mio Blog LeggIndipendente.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, consigliarmi un libro, o anche solo fare due chiacchiere, puoi scrivermi a virginia@leggindipendente.com

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