Oggi vi parlo di un caso letterario particolare. Sto parlando di “Meglio sole che nuvole” di Jane Alison, edito NNEDITORE.

È innegabile che il romanzo della Alison abbia avuto un successo incredibile, ma il pubblico dei lettori è, a quanto ho potuto vedere io, diviso in due: chi lo ha amato e a chi, invece, non è piaciuto per niente.

Ecco, io credo che sia normale perché “Meglio sole che nuvole” è uno di quei romanzi che o ami o odi, quindi trovo assolutamente coerente la posizione che i lettori della Alison hanno preso dopo la lettura.

“Meglio sole che nuvole” non è una storia d’amore comune

Si può intuire già dalla trama che il libro in questione non tratta di una qualunque storia d’amore. Leggendo il romanzo della Alison facciamo la conoscenza di J, presumibilmente alter ego della stessa autrice, una donna che si trova ad affrontare una brutta situazione sentimentale; il suo matrimonio, infatti, è fallito e qualsiasi uomo con il quale entra in contatto, dopo poco evapora dalla sua vita.

Dopo l’ennesimo fallimento amoroso, J riflette sulla possibilità di chiudere per sempre le porte all’amore:


“Io non sono ancora vecchia, ma ho il cuore malato di un
vecchio desiderio, e sono tornata in questo luogo di musica
sensuale per capire se non sia arrivato il momento di
congedarsi dall’amore”.


La vediamo, quindi, fare ritorno a Miami dove vive con un gatto trasandato che ha bisogno di cure e con i versi di Ovidio i quali sta traducendo.

Varietà tematica

Di tutto il romanzo, c’è una cosa che mi ha attratto molto e che non ho mai trovato in altri libri; “Meglio sole che nuvole” si distingue per la sua sorprendente varietà. All’interno del romanzo si trovano, infatti, elementi che solitamente si possono trovare in più opere di genere diverso. La Alison spazia tra l’amore, l’erotismo, la sensualità, la cultura, la serietà e lascia al lettore messaggio profondi di grande concretezza.

Qui a Miami, nel suo fatiscente condominio, che qualcuno ha intenzione di ristrutturare da cima a fondo, conosce una sua vicina di casa, la Signora N, giovane donna al limite dell’anoressia che incuriosisce la protagonista per una cosa che è solita fare: dal balcone del suo appartamento lascia spesso cadere qualcosa della quale J non riesce a capirne l’identità e anche quando, alla prima occasione, chiederà a N cosa lascia cadere dal condominio, N non risponde.

Questo elemento è da tenere bene in considerazione perché avrà un’importanza cruciale per l’epilogo della storia. Ma è proprio sul finale che vorrei concentrarmi, in quanto credo che li sia racchiuso il messaggio più importante dell’autrice. Ovviamente non anticiperò nulla, semplicemente mi limiterò a darvi un mio parere, o meglio, condividere con voi il mio pensiero nato da questo libro.

Il messaggio dell’autrice

Parto dal presupposto che, secondo me, la storia narrata in “Meglio sole che nuvole” si presta a più di una interpretazione, ogni lettore, infatti, può trarre da esso il suo messaggio. In tutto il libro è disseminata la metafora della caduta e del successivo rialzarsi e riprendere le redini della propria vita. In questo romanzo vediamo come la “caduta” di qualcuno sia indispensabile per la “risalita” di qualcun altro.

Credo di aver amato questo romanzo proprio per la resilienza che la protagonista, J, mostra continuamente nei confronti di una vita che non sempre è stata buona con lei.

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