Oggi vi parlo di un libro che mi ha emozionato molto, facendomi trattenere il fiato per quasi tutta la storia. Sto parlando di “Sonno bianco”, il nuovo romanzo di Stefano Corbetta, edito Hacca Edizioni.

Il libro è uscito il 27 settembre, ma io ho avuto la possibilità di incontrare l’autore la sera prima dell’uscita del romanzo, grazie a Chiara Beretta Mazzotta di BookBlister.

Come prima cosa, Stefano Corbetta ha voluto raccontarci della genesi di “Sonno bianco”, perché proprio lì ha avuto la cosiddetta “illuminazione” per la storia di Emma e Bianca che ritroviamo all’interno del libro.

La genesi del romanzo

Come dicevo, la genesi della storia è da identificarsi in una precisa immagine. Un giorno, l’autore si trovava in un ospedale e sbirciando dentro ad una camera vide una ragazza stesa sul letto, completamente immobile. Accanto ad essa vi era una sua copia identica, la sua gemella. Sopra al letto della ragazza, su di una mensola, era appoggiata una piccola scultura che ritraeva “La Cattedrale di Rodin”. Era una copia in miniatura della scultura che si trova a Parigi.

Questa scultura non viene nominata nel romanzo, ma ha un significato importantissimo per l’autore e per la storia. Non so se avete presente “La Cattedrale di Rodin”, ad ogni modo, ritrae due mani che si sfiorano al cui interno vi è un vuoto. È stato proprio questa vuoto ad “illuminare” Stefano Corbetta, spingendo a scrivere un romanzo che, vi assicuro, non dimenticherete presto. Ritornerò sul tema del vuoto, ora intanto vi racconto un po’ il libro.

Due anni di studi e ricerche

Uscito da quella stanza aveva chiara la storia: raccontare di due gemelle, una delle quali in stato vegetativo a seguito di un incidente. Per farlo ha dedicato due anni della sua vita a fare ricerche e a studiare le cartelle cliniche dei pazienti di un ospedale vicino al luogo in cui abita.

L’incontro con la neurologa dell’ospedale gli ha permesso di raccogliere tutto quello di cui aveva bisogno per scrivere il libro e grazie ad una psicologa è riuscito ad ampliare la sua conoscenza in questo ambito.

La trama in breve

Premetto che è difficilissimo per me riassumere in poche righe, senza spoiler, il romanzo di Stefano Corbetta, ma ci proverò. Bianca ed Emma sono due gemelle, identiche nel fisico ma non nel comportamento: una è più estroversa, l’altra, invece, tende a chiudersi in se stessa. Come la maggior parte dei gemelli, sono affiatate e vivono la vita in simbiosi. Un giorno, durante una gita scolastica, la vita, come l’avevano vissuta fino a quel momento, verrà stroncata da un’auto che travolge Bianca e la costringerà a vivere in stato vegetativo e semi cosciente. Emma dovrà imparare a vivere da sola, a muoversi nel mondo senza la sua compagna di vita, che però va a trovare quasi tutti i giorni. Per Emma la vita è difficile, appesantita ulteriormente dai genitori che non hanno reagito molto bene all’incidente e che vivono come se l’altro non esistesse. Stefano Corbetta fa una cosa che ho apprezzato moltissimo: scava a fondo nella psicologia dei personaggi, presentandoci tutte le emozioni e i sentimenti che questi provano, rendendoceli umani e permettendoci di immedesimandoci in essi. Non vi racconterò il finale, vi dirò solo che qualsiasi epilogo voi abbiate in mente, dimenticatelo. L’autore vi sorprenderà con un finale mozzafiato e, sono certa, non tutti sarete d’accordo su come finirà la storia.

Il tema del vuoto

Prima ho accennato al vuoto che ha ispirato l’autore a scrivere il romanzo, ora mi spiego meglio. L’analisi psicologica di ogni personaggio parte da un elemento in comune: il vuoto, appunto. Sia Emma che i suoi genitori, Enrico e Valeria, hanno un vuoto al loro interno, vuoto lasciato dalla mancanza di Bianca che ha, all’improvviso, rimescolato le carte dei loro destini. Vi è quindi il vuoto di Emma, che dovrà crescere senza la gemella, il vuoto di Valeria che vede la propria figlia (tra l’altro la figlia preferita) in coma, senza possibilità di interagire, ma troviamo soprattutto il vuoto del padre, Enrico, che privato di una figlia, si ritrova a vivere con l’altra figlia adolescente e con la voglia di essere indipendente e la moglie che, a seguito della tragedia, si è isolata completamente dal marito.

Conclusioni

È un libro che ho letto tutto d’un fiato e che ha continuato a scavarmi dentro per giorni dopo averlo finito. Costringe il lettore a interrogarsi su alcuni temi quali la famiglia, le relazioni, l’amore e la forza di andare avanti nonostante un lutto.

Sto cercando un aggettivo per definirlo, ma mi viene in mente solo POTENTE, e si, anche MERAVIGLIOSO!

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