Oggi vi parlo di un romanzo forte, potente, che va dritto al cuore e alla mente e che sconvolge fin dalle prime righe. Sto parlando di “Quando sarai nel vento” di Gianfranco Di Fiore, edito da 66thand2nd.

La carriera di Gianfranco Di Fiore

Gianfranco Di Fiore non è un nome sconosciuto; ha respirato musica fin dalla nascita essendo nato in una famiglia composta da musicisti, ma ha optato per la carriera cinematografica lavorando nel mondo del cinema in Italia e facendosi conoscere come sceneggiatore anche all’estero.

Ma il cinema non è la sua unica passione, come dimostra questo romanzo, la scrittura ha sempre avuto un ruolo di grande importanza nella vita di Di Fiore. Nel 2011 ha pubblicato “La notte dei petali bianchi”, mentre il romanzo di cui vi parlo oggi “Quando sarai nel vento” è stato selezionato al Premio Strega ed è arrivato tra i finalisti del Premio Flaiano 2018.

La trama di “Quando sarai nel vento”

Ho deciso di raccontarvi il romanzo di Di Fiore proprio con le parole di Marcello Fois, scrittore, commediografo e sceneggiatore italiano che ha candidato “Quando sarai nel vento” al Premio Strega 2018, perché credo che nelle sue parole sia racchiusa l’anima più profonda di questa storia.

“È un’opera letteraria straordinaria, che attraversa luoghi del mondo e della mente come solo la grandissima scrittura sa fare. È il resoconto del viaggio di Abele dentro e fuori da sé. Bianco, Rosso, Blu e Giallo sono le quattro parti che compongono questa storia sterminata e semplice. Ci sono libri brevi che paiono ponderosi e libri ponderosi che scorrono in un attimo perché raccontano solo quanto necessario. Non è una partita facile far scorrere così lievemente una storia tanto complessa. Di Fiore mi ha sorpreso per la potenza con cui riesce a raccontare le infinite connessioni fra gli avvenimenti minimi, le piccole, quotidiane apocalissi e i massimi sistemi che macinano anche le più buone intenzioni. Abele corre per sé, attraversa un mondo che pare indifferente e invece subisce quella minima vibrazione che ognuno di noi è in grado di suscitare anche solo col piccolo atto di eroismo di pensare possibile determinare la propria vita.”

Qualche riflessione sul romanzo

In un solo libro sono concentrati infiniti temi tanto che risulta complesso “catalogare” il romanzo in un solo genere. È un libro sorprendente perché quando pensi di aver capito tutto (povera illusa ad averlo pensato), quando credi di aver capito dove stesse andando la storia, ecco che un nuovo elemento arriva a sconvolgerti e a far cadere le tue certezze. Adoro quando succede!

Non posso dire che sia un libro semplice, un libro che è possibile leggere per “rilassarsi e spegnere i pensieri”; è esattamente l’opposto. È un libro che ti impone di restare sveglio, attento e all’erta. È anche un libro doloroso che ti fa pensare di non riuscire ad arrivare alla fine. L’autore questo lo sapeva, sapeva che il lettore avrebbe fatto fatica ad affrontare certe situazioni narrate nel libro e allora ha pensato bene di inserire nella storia elementi salvifici. In molti passaggi del testo il lettore ha l’impressione che Di Fiore lo stia prendendo per mano e lo stia aiutando a proseguire la lettura come a dire: “non sei solo, affrontiamolo insieme”. In questi passaggi ha provato brividi e commozione come non mi capitava da tempo.

Conclusione

Ho scelto di concludere questa recensione con un passo del romanzo, uno, tra i tanti, che più mi ha colpito:


“Mi sentivo come un sarto che strappava falde di stoffa dai ricordi e poi le cuciva, mettendo toppe dove le giornate erano tristi e lacere; e con il gesso bianco delle lacrime, che nascondevo a Oliver, tracciavo sui tessuti della mia infanzia i segni dove passare con le forbici per togliere via tutto il superfluo e realizzare altri modelli di abiti, per un passato comodo, a misura del mio corpo.”


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