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Biblioteca di confine: dove incontrarsi nonostante Trump!

da | Febbraio 18, 2019 | Editoria

Entri negli Stati Uniti ed esci in Canada: è la biblioteca in grado di abbattere, letteralmente, i confini e, soprattutto, i divieti di Trump!

LA BIBLIOTECA

La Haskell Free Library sembrerebbe una comune biblioteca, ma ha qualcosa di particolare: due ingressi, uno in Vermont (Stati Uniti) e l’altro in Quebec (Canada). L’edificio è costruito sulla linea di confine tra questi due stati ed è un dono di Marta Stewart Haskell e suo figlio, il colonnello Horac Stewart Haskell, alle comunità di frontiera e, soprattutto, una presa di posizione nei confronti della politica di Trump, nonché la dimostrazione di come sia possibile abbattere i confini attraverso la cultura.

BIBLIOTECA E TEATRO

I lavori alla Haskell iniziarono nel 1901 con l’intento di riproporre in scala la Boston Opera House. Dopo numerose modifiche, l’edificio aprì al pubblico nel 1904, prima solo come biblioteca, poi anche come teatro.

Un edificio davvero unico nel suo genere: non ci sono altre realtà che vedono la platea situata in uno stato (Stati Uniti) e il palco localizzato in un altro (Canada).

Così come per il teatro, anche la biblioteca presenta una particolarità davvero insolita: due ingressi, uno negli Stati Uniti, l’altro in Canada.

PERCHE’ E’ COSì IMPORTANTE?

Proprio per queste particolarità che presenta, la Haskell è un luogo molto frequentato dai turisti, ma questi non sono gli unici frequentatori della biblioteca: la Hashell è il luogo ideale per coloro che non possono andare a trovare i propri cari negli Stati Uniti a causa del divieto di ingresso imposto dal presidente Trump a chi proviene da Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

Tra scaffali e volumi,  decine di famiglie divise dalle leggi anti immigrazione si incontrano, spinte dal passaparola e da alcuni post sui social network, dopo aver intrapreso viaggi insidiosi e costosi per raggiungere una zona grigia.

Un’ istituzione che oggi attira visitatori da ogni angolo del mondo, e che ha, giustamente, suscitato grande interesse nei media internazionali, anche di spicco come il "New York Times" e "Paris Match", dimostrando come la cultura possa unire comunità divise solo da un’idea, rappresentata con una linea spessa e nera che attraversa il pavimento di parquet chiaro della sala lettura.

UNA STORIA COMMOVENTE

Nelle sei ore di auto tra New York e una piccola località di frontiera, la studente iraniana Shirin Estahbanati ha pianto al pensiero d’incontrare suo padre per la prima volta in quasi tre anni. L’uomo ha avuto un infarto, ma lei non ha avuto il coraggio di uscire dagli Stati Uniti per andare a dargli conforto.

Mentre si spostava verso nord, continuava a preoccuparsi. E se avesse preso l’uscita sbagliata e si fosse trovata oltre il confine tra gli Stati Uniti e il Canada?

Estahbanati, come molti studenti iraniani che vivono negli Stati Uniti, ha un visto a ingresso singolo e se esce dal paese rischia di non poterci rientrare. I suoi genitori, cittadini iraniani, non possono andare a trovarla negli Stati Uniti a causa del divieto di ingresso (travel ban) imposto dal presidente Donald Trump a chi proviene Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Per questo doveva fare attenzione all’uscita giusta per la sua destinazione: la biblioteca pubblica e il teatro dell’opera Haskell.

Estahbanati e la sua famiglia avevano deciso di vedersi verso le nove del mattino nella biblioteca che, a causa di un’anomalia storica, si trova sul confine tra gli Stati Uniti e il Canada, e oggi è diventata l’insolito teatro d’incontri commoventi tra persone separate dalle politiche migratorie dell’attuale amministrazione statunitense.

Shirin ha parcheggiato la sua auto e, con un misto di emozione e ansia, è andata a piedi verso l’ingresso dell’edificio vittoriano. Ma due ore dopo i suoi genitori e sua sorella ancora non si vedevano sul lato canadese. E sua sorella non rispondeva al telefono. Alla fine, eccoli. Il loro dispositivo gps, disturbato da alcuni edifici, li aveva indirizzati al varco d’ingresso ufficiale negli Stati Uniti, ma gli agenti di frontiera statunitensi li avevano fermati perché erano senza visti. Dopo circa due ore, sono stati liberati e hanno potuto riunirsi con Estahbanati nella biblioteca. Quando si sono abbracciati, il padre sembrava rimpicciolito. L’uomo ha inspirato mentre abbracciava la figlia. “Mi è mancato il tuo profumo”, le ha detto.

CONCLUSIONE

Insomma, da questo articolo e da questa storia abbiamo capito che dove può la cultura e la ragione, non possono il diritto e la politica. Le biblioteche sono il luogo nel quale si incontrano culture, lingue e usanze diverse generando un’arricchimento umano a chi vi partecipa e questa biblioteca ne è l’esempio!

Mi chiamo Virginia...

Nata a Desio, in provincia di Monza, 25 anni, 153 cm e mezzo (!!!).

Blogger per passione prima e per lavoro poi, credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, che spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Leggo circa 12 libri al mese, e li recensisco sul mio Blog LeggIndipendente.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, consigliarmi un libro, o anche solo fare due chiacchiere, puoi scrivermi a virginia@leggindipendente.com

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