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Enigma Wallace: analisi di uno scrittore indimenticabile

da | Febbraio 26, 2019 | Editoria

Nel tennis il vero avversario, la frontiera che include, è il giocatore stesso. C'è sempre e solo l'io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti. Il ragazzo dall'altro lato della rete: lui non è il nemico; è più il partner nella danza. Lui è il pretesto o l'occasione per incontrare l'io. E tu sei la sua occasione. Le infinite radici della bellezza del tennis sono autocompetitive. Si compete con i propri limiti per trascendere l'io in immaginazione ed esecuzione. Scompari dentro al gioco: fai breccia nei tuoi limiti; trascendi; migliora; vinci. [...] Si cerca di sconfiggere e trascendere quell'io limitato i cui limiti stessi rendono il gioco possibile. È tragico e triste e caotico e delizioso. E tutta la vita è così, come cittadini dello Stato umano: i limiti che ci animano sono dentro di noi, devono essere uccisi e compianti, all’infinito.
[Dal libro: Infinite jest]

UNO SCRITTORE IMPEGNATO

Quella di David Foster Wallace è stata sicuramente una figura che ha colpito molto il pubblico, non solo il pubblico dei suoi lettori o lettori accaniti che si sono cimentati anche nella lettura delle sue opere più complesse. Wallace era una figura di scrittore impegnato in qualcosa che non era solo intellettuale; con le sue opere è andato ad analizzare l’umanità intera e le relazioni personali. Forse, proprio per questo motivo, la notizia della sua morte ha turbato anche persone che ne avevano una conoscenza non proprio approfondita.

Quello che cerco di fare su me stesso e nelle mie opere è non considerare tutto come un successo o una sconfitta. Anche nella scrittura ci sono cose che sfuggono al controllo e al volere dello scrittore. Se inizi a pensare alle cose in termini di fallimento, ti deprimi e tutto quello che avresti potuto fare si immobilizza.

BREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI

Wallace ha sposato un grandissimo rigore intellettuale, una passione per logica e la logica del paradosso con una scrittura e una compartecipazione umana uniche.

Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa smorfia sul viso. A quello che li aveva presentati nessuno dei due piaceva troppo, anche se faceva finta di si, visto ce ci teneva tanto a mantenere sempre buoni apporti con tutti. Sai, non si sa mai, o invece si, o invece si.
[Dal libro: Brevi interviste con uomini schifosi]

Brevi interviste con uomini schifosi” è forse il libro meno conosciuto di David Foster Wallace, ma  direi il più audace. Il tema del romanzo lo si intuisce dal sottotitolo: “Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale”; è la storia del capitalismo avanzato in cui tutto è messo a profitto: amore, relazioni umane, sentimenti, ambizioni… insomma, Wallace raccontava un mondo nel quale tutti noi siamo immersi, quello stesso mondo nel quale vogliamo essere all’altezza delle aspettative altrui, quello in cui predominano le leggi del mercato.

INFINITE JEST E LA CRITICA AL CAPITALISMO

Tutto l’Occidente è contaminato da queste dinamiche, in qualche modo Wallace ci mette in guardia da questo modo di vivere, spronandoci a resistere!

Il libro di gran lunga più importante di David Foster Wallace è, secondo me, “Infinite jest”. C’è un dettaglio relativo a questo libro che non tutti conoscono e che risulta emblematico per capire l’idea di Wallace circa la società: Wallace aveva pensato di utilizzare come copertina del romanzo una foto di scena della pellicola “Metropolis” di Fritz Lang (1927). In questa fotografia è ritratta una scena di massa e il regista stesso è all’interno della fotografia in quanto sta dando indicazioni e comandi alla massa. Con il senno di poi, forse, questa copertina non avrebbe avuto successo, ma sicuramente sarebbe stata una rappresentazione ideale del romanzo in quanto “Metropolis” è una delle prime distopie che mostra il mondo contemporaneo delle comunicazioni di massa come un incubo, una realtà massificante che spossessa le persone e le rende numeri. Allo stesso tempo, però, è presente anche la figura del regista come prova di un mondo che continua a raccontare se stesso.

L’immagine dell’Occidente (primo grande tema affrontato dallo scrittore) che Wallace ci restituisce ha da un lato questo fondo di un’utopia andata a male e dall’altro, però, il riscatto dell’umanità che avviene proprio affrancando la banalità della vita di tutti i giorni.

Potrei continuare all’infinito a parlare di David Foster Wallace e di “Infinite jest”, ma lo farò più avanti con un nuovo articolo per poter analizzare meglio l’argomento e il tema.

CONCLUSIONE

Quello che sento di dire, in chiusura a questo articolo, è che Wallace è stato uno scrittore che ha saputo parlare alle persone ed entrare nelle loro vite.

Nel discordo che fece agli studenti laureandi del Kenyon Collage sottolineò l’importanza della cultura dicendo che la prima cosa per la quale serve la cultura è a dare un’alternativa alle persone, un’altra interpretazione alle cose e mediare la risposta che ci viene data con l’esperienza che abbiamo accumulato nel corso del tempo per esempio leggendo, studiando e parlando con persone colte. In poche parole, la cultura come riscatto dalla banalità!

Mi chiamo Virginia...

Nata a Desio, in provincia di Monza, 25 anni, 153 cm e mezzo (!!!).

Blogger per passione prima e per lavoro poi, credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, che spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Leggo circa 12 libri al mese, e li recensisco sul mio Blog LeggIndipendente.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, consigliarmi un libro, o anche solo fare due chiacchiere, puoi scrivermi a virginia@leggindipendente.com

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