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Cari lettori, la nostra Lina Morselli ci parla del romanzo “Gli amici di Bernhard” di Annemarie Schwarzenbach, edito da L’orma Editore, meravigliosa opera di una delle maggiori scrittrici europee del primo ‘900!

Due parole sul tempo storico di questo romanzo. Siamo nel 1931: Mussolini nomina Starace segretario del partito fascista, in Germania si uniscono in un unico movimento tutte le formazioni di estrema destra e Hitler si afferma a capo del partito nazionalsocialista, il Giappone invade la Manciuria, Chaplin dirige “Luci della Città” e Fritz Lang ”Il Mostro di Dusseldorf”, Thomas Mann si gode una fama mondiale (ha vinto il Nobel nel 1929) e comincia la sua feroce critica verso i movimenti di destra tedeschi.  

La ricca svizzera Annemarie Schwarzenbach, a 23 anni, scrive il suo primo romanzo “Gli amici di Bernhard”.

LA TRAMA 

Le vicende di questa storia si svolgono fra Berlino e Parigi, passando per la Svizzera, e l’Italia. I personaggi principali sono giovanissimi, dai 17 ai 24 anni circa. Sono giovani rampolli di famiglie ricche o benestanti, colti e votati alle arti, perennemente squattrinati e protagonisti di una bohème che ben si inserisce in ambienti e tempi storici. La scrittrice muove un mondo a lei famigliare, vicino per età e formazione, e poiché lei stessa è giornalista e reporter, con una buona competenza fotografica, non si risparmia in descrizioni dettagliate e da copione cinematografico su ambienti urbani, interni di salotti e atelier, strutture fisiche e abbigliamenti dei suoi personaggi, tanto da indurci a leggere come vedendo il film tratto dal libro. Si parte con Bernhard, diciassettenne giovane virtuoso pianista, che lascia Berlino per Parigi, dove vuole diventare concertista sotto la guida del suo maestro francese. Il giovane deve quindi lasciare i suoi amici, Gert e Ines, che fanno coppia, ma senza un reale coinvolgimento emotivo.  Si separa da loro anche Ferdinand, giovane promettente compositore concertista. A Parigi Bernhard, contando sulla sua bellezza e la sua affabilità, conoscerà altri giovani che diventeranno suoi compagni di vita: gli americani Betsy e Robert, i fratelli Leon e Christina, e Gèrald, un medico adulto, che ama circondarsi di giovani e giovanissimi. La storia si complica quando Gert decide di andare dall’amico Bernhard, in difficoltà economiche ed emozionali, e così conosce Christina, ma soprattutto Leon, col quale inizia un rapporto che mette in discussione la sua capacità di innamorarsi, la sua reale indipendenza di movimento e di giudizio, il possesso di una vera vocazione artistica. Già, perché l’Arte, qui, ha un gran peso: i giovani si chiedono cosa sia veramente, come si riconosca, dove stia la genialità, se valga la pena inseguirla e conquistarla o cedere alle pretese dei genitori, che sognano per loro carriere da medico o avvocato. I protagonisti maschili, in particolare, si dimostrano vulnerabili, scostanti, inclini al sogno ad occhi aperti come alle profonde depressioni: Ferdinand, Leon Gert e Bernhard faticano a tirar fuori le unghie, mentre Christina e Ines più volte offrono loro un’altra visione del reale, ora accusandoli, ora sostenendoli, perfino difendendo le loro ragioni (!) con i genitori. Non c’è un vero finale: l’ultima scena, ancora come in un film, vede Gert e Leon viaggiare verso Sud, verso l’Italia. E basta.

I FILI CONDUTTORI

Il vissuto dell’arte non è l’unico filo conduttore in questo complesso romanzo. Cerchiamo di individuarne almeno alcuni altri: la libertà di costumi, il coraggio di scelte e azioni conseguenti, il ripetersi storico/ciclico del conflitto tra genitori e figli. Ma il principale binario narrativo scorre tra il contesto storico-sociale e l’ambiguità.

IL CONTESTO STORICO-SOCIALE

Questi ragazzi fanno e disfano le loro vite contando solo su un continuo confronto fra loro, si cercano, si lasciano, si litigano e si amano senza confronto con gli adulti, anzi, questi ultimi sono spesso responsabili dei loro periodi più bui. In uno dei tanti dialoghi con Ferdinand, Gert arriva a dire: “ Se solo si potesse trovare un maestro! … Nessuno ci convince del tutto e pochi parlano al nostro cuore … Ma non dev’esserci per forza qualcuno al comando; il punto è trovare un criterio univoco con cui giudicare ciò che ha valore e ciò che non ne ha”. E’ quello che accade in quell’Europa del 1931, preda di confusione, incapace di gestire invenzioni, novità e slanci vitali, così da considerarli nemici da battere, e affidando il ruolo di maestro a chi, ancora oggi, viene evocato dagli spiriti più fragili e disinformati.

L’AMBIGUITA’

L’ambiguità è dovunque, ma il suo peso maggiore è nel rapporto fra le persone. I ragazzi si attraggono fra loro: Bernhard suscita sentimenti d’amore o d’affetto in chiunque lo frequenti, Ferdinand ama Ines che pare stare con Gert ma in realtà subisce il fascino di Christina, Gert è ossessionato dal rapporto con Leon, che lo condiziona anche nel suo percorso artistico, Christina guarda tutti dall’alto in basso, ha un legame intenso e ricambiato col fratello Leon, bacia sulla bocca or questo or quello ed è stata oggetto di attenzioni particolari da parte della sua direttrice di collegio, Gèrald ha la casa piena di ritratti di giovanetti e tutti si accorgono che Bernhard è il suo favorito. Il verbo amare è uno dei più usati, ma viene spesso da interrogarsi sul suo effettivo significato: non si parla mai esplicitamente di inclinazioni sessuali, anche se il rapporto fra Leon e Gert sembra non lasciare dubbi, così come la propensione lesbica tra  Christina e Ines. Ma è altrettanto vero che spesso, qui, amare significa esprimere un trasporto di amicizia profonda con i propri coetanei, da vivere anche con atteggiamenti volutamente provocatori, spontanei sì, ma fatti e finiti pour èpater les bourgeois.

LA SCRITTRICE

Annemarie Schwarzenbach usa uno strattagemma narrativo di grande effetto: compare lei, come narratrice, quasi casualmente, a pag. 43: “Ecco perché non ho ancora descritto l’appartamento di Gèrald”.  Da quel momento, ogni tanto riaffiora, e ci guarda fisso negli occhi, come nella più moderna pellicola cinematografica, alla fine del libro: “ Non mi è facile separarmi da Christina e Leon e accontentarmi di quel poco che ho potuto raccontare di loro … “. E prosegue, per una sola intensissima pagina, nella quale sintetizza tutta se stessa, suddividendo le sue sensazioni tra i suoi protagonisti. Grande colpo di letteratura! E grande profondità da parte di una giovanissima donna, così capace nel l’esplorare le pieghe più nascoste delle emozioni.

Annemarie, lesbica dichiarata, morirà a seguito di una banalissima caduta dalla bicicletta, il 6 settembre 1942. Oggi è considerata una delle maggiori scrittrici europee del primo ‘900. 

 

(RECENSIONE DI LINA MORSELLI)

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