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Le bambine

Zena Roncada

da | Dicembre 31, 2019

le bambine

Anagrafica:

Autore: Zena Roncada
Editore: Delfino e Enrile Editori
Data: Ottobre 2019
Pagine: 130

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Recensione

Cari lettori, terminiamo l’anno con una splendida recensione di Lina Morselli che oggi ci parla di un romanzo prezioso sia nella trama che nella forma e nella composizione editoriale: “Le bambine” di Zena Roncada, edito da Delfino e Enrile Editori.

GLI SCRITTORI CANTORI

La letteratura, da sempre, annovera tra le sua fila scrittori considerati “cantori” di varie parti di mondo (per esempio, Paul Auster per New York),  coloro che più di altri si identificano con la loro città, o la loro regione di appartenenza, entrati nella storia di noi tutti perché capaci di elevare il loro vissuto, la loro radice culturale, ad una dimensione nella quale ogni lettore possa riconoscere e riconoscersi. L’Italia è ricca di questi nomi e di questa geografia letteraria, per la sua storia, per i suoi climi, per la millesimata qualità dei suoi territori, fatti di odori, parole e sapori, in una varietà forse unica al mondo. Tra i vari habitus geografico/letterari, di certo ci sono gli scrittori padani, quelli che narrano lungo il percorso del Po. Facile qui pensare a Bacchelli, o a Celati, o alla poesia visiva di Ermanno Olmi. Zena Roncada entra a pieno titolo in questa categoria, e lo fa con magistrale ricerca linguistica, facendo proprie le lezioni di chi, prima di lei, ha attinto al dialetto/lingua madre, ma dando a questa scelta stilistica una cifra del tutto personale. Come si addice agli scrittori veri, dotati di una loro singolare grandezza, Zena non assomiglia a nessuno, possiede la personalità sicura di chi fa della scrittura il suo mondo parallelo, e nello stesso tempo percorre a braccetto con altri altrettanto grandi la strada della narrazione, della testimonianza.

ATTENTO, LETTORE

Il titolo del suo libro recita: “Le bambine. Storie di sguardi sottovoce. Racconti brevi”. Si giunge subito al segno, che suona quasi come un avvertimento: attento lettore, questo non è un romanzo, e non si tratta neppure di storie fatte di trama e colpi di scena finali. Attento lettore, questi sono racconti brevi, anzi brevissimi, chiamale fotografie, istantanee, sguardi all’indietro. Indietro, mentre si va avanti, fedeli a Giano Bifronte, che ci invita a tenere sempre presente ciò che ci sta dietro le spalle, mentre inseguiamo il nostro orizzonte. Così le bambine, ad ogni pagina, ci dicono qualcosa di un tempo i cui confini a volte sfumano nella nebbia, o meglio, nella fumana sugli argini del Po, tra le provincie di Mantova e Ferrara. E’ un tempo successivo alla guerra, tra gli anni ’50 e ’60: nelle grandi città si prepara il primo boom economico, nelle campagne si vivono gli ultimi sprazzi di un mondo contadino, semplice e spesso poverissimo, in cui anche chi vive una propria tranquillità economica lo fa senza strepiti, continuando una quotidianità di risparmio, di oculatezza, di riciclo, di rammendo, di verdure dell’orto e di bicicletta. 

LE BAMBINE

Le trenta bambine di cui si narra compaiono nei luoghi e nelle situazioni che facevano la quotidianità di quegli anni in un paesone della Bassa Padana: in una balera, su un treno, durante il bucato, sulla strada per la scuola, a fra la spesa con un pugno di monetine in mano, ad accogliere supponenti cugine venute e villeggiare sotto il fienile, a difendersi dalla paura del buio fingendo di suonare tasti invisibili, ad aspettare che cali il febbrone, ed altro ancora. Ogni bambina si affaccia su due o tre pagine, solo l’ultima istantanea è più lunga, sedici pagine dedicate alla prima vacanza al mare a Viserba. Forse perché la scena è diversa, forse perché c’è da descrivere una casa per i primi turisti appena fuori dalla povertà, forse perché vedere e vivere il mare è qualcosa che non si può liquidare in poche righe. O forse per solennizzare così l’inizio di un tempo diverso, modernizzato, in cui la villeggiatura diventa una necessità/obbligo (quell’anno nel paesone tutti andavano al mare), si percorrono strade più lunghe e sconosciute, diventa più profonda la divisione fra mondo vecchio e mondo giovane. Da quel momento si può cominciare a ricordare la vita di prima, ed è inevitabile il magone, a ripensare ad gli odori di “alito di terra grassa”, l’odore del pulito fresco nel giorno del bucato; e si vorrebbe ancora sentire la voce roca della vecchina che vive da sola in paese, e che chiama la bambina per regalarle un uovo, dicendole ”Ve’ chi putina” (= vieni qui bambina). 

Ma c’è un legame, forte, tra i due piani temporali, tra il prima e il dopo, tra la nebbia bianca di un mondo in divenire e l’aria inquinata di questo presente incosciente. Zena Roncada ci svela questa colla ostinata, fatta ancora di acqua e farina, e proprio per questo indistruttibile:

Tu sei la maestra delle donne,quella volta fu solenne la bambina, accompagnandola alla porta.
La vecchia si girò con gli occhi rossi: Grazie per la calda parola, disse.
La calda parola.
E la bambina capì.
Capì che le parole sono gesti: possono far felici, come un regalo mai aspettato, mai richiesto.”

La parola, dunque, è l’abracadabra che tiene insieme la nostra storia, le nostre vite, i nostri rapporti con gli altri.

LA SCRITTURA E LO STILE EDITORIALE

E’ con la “sua” parola che Zena Roncada ci tiene legati fino all’ultima pagina: più volte si è presi da un ritmo di culla e di rima, come se leggessimo una poesia, e restiamo quasi spiazzati quando invece una nuova riga ci riporta alla prosa, offrendoci una lettura ad onda lenta, come quella del fiume che scorre. 

La bellissima scelta grafica dell’editore sottolinea la preziosità di questa scrittura, e sorprendente risulta,alla fine del libro, una breve pagina di spiegazione delle scelte editoriali: il formato (sempre uguale in ogni titolo della collana), il carattere di scrittura, che permette legature tipografiche su alcuni gruppi di consonanti, la fotografia e alcune righe di  grafia a mano dell’autrice (quasi un autografo). E un’invenzione: sull’angolo destro di ogni pagina, in piccolissimo, si anticipano le prime parole della pagina successiva, “utile per agevolare la lettura ad alta voce, personale o comunitaria … perché con la voce si possa tornare a dare alla parola un corpo che suona …”. Grazie, a Zena e al suo editore. 

 

(RECENSIONE DI LINA MORSELLI)

Mi chiamo Virginia...

Nata a Desio, in provincia di Monza, 25 anni, 153 cm e mezzo (!!!).

Blogger per passione prima e per lavoro poi, credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, che spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Leggo circa 12 libri al mese, e li recensisco sul mio Blog LeggIndipendente.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, consigliarmi un libro, o anche solo fare due chiacchiere, puoi scrivermi a virginia@leggindipendente.com

4 Commenti

  1. Alessandro Marenco

    Una recensione preziosa, quanto il consiglio di lettura.
    Proprietà di linguaggio, capacità di analisi, attenta lettura del testo, mi fanno sentire particolarmente felice di essere un lettore di Zena, un ammiratore del suo stile così poetico e piacevole.
    Grazie per questa recensione, per questo blog scoperto per caso, continuerò con piacere a leggerla e seguirla.
    Felice giornata.
    Ale

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    • VIRGINIA VILLA

      Buongiorno Alessandro, la ringrazio per questo suo commento. Sarà mio piacere informare l’autrice di questa recensione.
      Le auguro una buona giornata!

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  2. zena roncada

    Ringrazio di cuore sia Lina, per la sua lettura così profonda e articolata, sia Lei, Virginia, per l’ospitalità offerta.
    Ho scoperto un blog interessante, che seguirò con attenzione assidua!
    zena

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    • VIRGINIA VILLA

      Grazie a lei per aver regalato a noi lettori una storia così bella, appassionante e poetica. È stato un piacere ospitarla attraverso il suo romanzo ed è un piacere leggere questo suo commento.
      Grazie!

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