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Solo gli alberi hanno radici

Juan Octavio Prenz

da | Maggio 11, 2020

Anagrafica:

Autore: Juan Octavio Prenz
Editore: La Nave di Teseo
Data: Novembre 2017
Pagine: 210

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Recensione

Cari lettori, oggi la nostra Lina Morselli ci consiglia il romanzo “Solo gli alberi hanno radici” di Juan Octavio Prenz (La Nave di Teseo).

Ensenada de Barragàn è un sobborgo di La Plata, grande città argentina, subito sotto a Buenos Aires. Oggi  si può vedere Ensenada attraverso la telecamera di Google Maps, con il suo reticolo di strade, le sue industrie, le sue piazze. Ma Juan Octavio Prenz ce ne parla negli anni che vanno dall’ultimo Impero Austro Ungarico alla fine della seconda guerra mondiale. Le vicende si svolgono laggiù, l’Europa è lontana, con un oceano di mezzo, ma ben visibile, e presente anche qui, in Argentina.

ROMANZO CORALE

Mai come in questo caso è giusta la definizione di “romanzo corale”, non c’è altro modo per dare un’idea delle voci, delle storie, delle immagini e dei pensieri che si intrecciano e si rincorrono, dando forma letteraria a quello che potrebbe essere uno di quei murales che cambiano la faccia delle strade e dei palazzi, dando colore e forma al grigio urbano. Partiamo allora dal contesto:  in un grande borgo popolare, spesso poverissimo, cresce una comunità composta per lo più da immigrati istriani,slavi, italiani, molti dei quali arrivano con documenti dell’Impero Austro Ungarico e dopo alcuni anni riconoscono di non sapere più quale sia diventata la loro terra natale. Tihomir Croce, il padre del narratore, per esempio, ha tre cognomi, nelle tre lingue che si sono avvicendate nei documenti ufficiali di chi ha conquistato casa sua: ora il tedesco, ora il croato, ora l’italiano. E la sua stessa parlata è un buffo e assurdo insieme di termini presi ora da una lingua ora dall’altra, in un modo di esprimersi unico e irripetibile, ma tale da riuscire a farsi capire da tutti. 

LA RIVOLUZIONE SOTTO L’OMBU’

In questo mondo in continuo divenire, un enorme ombù (il grande albero presente in tutta l’Argentina) diventa il punto d’incontro, ogni giovedì, per un manipolo di amici di Tihomir, che discutono con assoluta convinzione del loro magnifico progetto: fare la rivoluzione per cambiare il mondo. Ma bisogna andare per gradi, in modo da riuscire a coinvolgere il maggior numero di persone, senza rischiare subito la galera per insurrezione, quindi il grande progetto avrà una partenza insospettabile: avviare un ospedale a Barragàn, dove vivono centinaia di famiglie senza un’assistenza medica decente. La narrazione delle vicende legate a questo progetto attraversa tutto il libro, facendosi da parte quando, con straordinaria abilità, lo scrittore decide di spostare l’attenzione su altri personaggi.

I PERSONAGGI E LE LORO STORIE

Incontriamo così Frane, uomo di grande rettitudine e bontà, ma rimasto più piccolo della media, che lascia i suoi amatissimi genitori a Pola, e scrive loro lunghe lettere, cercando di convincerli che lì, in Argentina, è addirittura cresciuto in altezza e ha trovato moglie. Ed è così convincente che il padre gli chiede di inviare una foto della consorte, così Frane è costretto a cercare in fretta e furia una donna somigliante alle sue descrizioni, disposta a vestire da sposa e a farsi fotografare accanto a lui.  Poco dopo conosciamo Vesna, moglie di uno smidollato, da quest’ultimo ceduta ad un altro uomo in pagamento di un debito. Vesna non si scombussola più di tanto, anzi, scopre il lato buono e comodo della situazione e se la vive al meglio, per poi tornare dal marito più ricca e felice, fino a decidere di lasciarlo ancora per seguire altri amori. Poi c’è lo stesso narratore, che racconta di quando era bambino e diceva pochissime parole, dimostrandosi incapace di qualsiasi fantasia, metafora, confronto fra le cose, fino ad apparire tonto agli occhi della sua sconcertata maestra. Finchè assiste ad un evento che gli cambia la vita: un treno deve fermarsi perché assalito da un’immensa nuvola di farfalle, e da quel giorno le parole, le immagini e i racconti fluiranno copiosi anche dalla sua penna e dalla sua lingua. Su tutti, giganteggia Alexandar Kreuz, il bisnonno del narratore: la sua vita viene seguita con precisione nella lontana Istria dell’imperatore Francesco Giuseppe, e in quelle pagine si raggiunge forse il punto più alto, suggestivo e commovente di tutto il libro. Lascio quindi un po’ di curiosità nei lettori, svelando solo che il bisnonno diventerà leggendario per essere morto due volte, e per aver descritto la sua prima morte, nei dettagli, agli anziani del paese. 

JUAN OCTAVIO PRENZ

Ma non sono solo queste storie eccezionali a rendere prezioso questo libro (che si avvale anche della preziosa e puntuale introduzione di Claudio Magris). C’è una scrittura in stato di grazia, esempio perfetto delle scuole e degli stili che hanno reso famosa e unica la letteratura ispano americana. Qui metafore, ricchezza lessicale, ironia sono espresse ai massimi livelli, e ben figurerebbe Juan Octavio Prenz tra gli esempi di Leggerezza nelle Lezioni Americane di Calvino. Eppure si parla di storie complesse, di ansie, di amori e dolori, di disillusioni, di una profonda e lacerante nostalgia, che non avrà guarigione né tregua. Per capire a fondo un tale miracolo di equilibrio ed inventiva letteraria, bisogna conoscere un po’ della vita dell’autore: docente universitario di letteratura di lingua ispanica in Argentina, è riuscito a sottrarsi alla violenza della dittatura fuggendo con la famiglia a Belgrado. Perché proprio là? Perché è suo padre di cui si parla nel suo libro, è la sua gente: Prenz è di origine istriana, ed è cresciuto parlando spagnolo e serbo croato. E’ toccato quindi a lui il ritorno in quelle terre sospirate dagli emigranti di Ensenada. E a lui è toccata la memoria di tutti loro, in questo suo ultimo romanzo, che suona come un vero e proprio testamento letterario e morale. Juan Octavio Prenz, docente universitario a Belgrado, Lubiana e Trieste (che diventerà la sua seconda patria, fino alla sua scomparsa nel Novembre 2019), vincitore del Premio Casa de Las Americas per la poesia (una specie di Nobel tra i Paesi di lingua spagnola), era ed è rimasto un poeta, e ogni riga del suo libro ne è testimonianza e celebrazione. Con “Solo gli alberi hanno radici” ha vinto il Premio Nonino 2019. La splendida traduzione in italiano è della figlia Betina Liliàn Prenz. 

Mi chiamo Virginia...

Nata a Desio, in provincia di Monza, 25 anni, 153 cm e mezzo (!!!).

Blogger per passione prima e per lavoro poi, credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, che spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Leggo circa 12 libri al mese, e li recensisco sul mio Blog LeggIndipendente.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi, consigliarmi un libro, o anche solo fare due chiacchiere, puoi scrivermi a virginia@leggindipendente.com

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